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Classiche del Nord - APRILE 2015

Il ciclismo, al tempo dei pionieri, si svolgeva esclusivamente su sterrati accidentati, pieni di buche e tratti sconnessi, tra fango e polvere per centinaia e centinaia di chilometri. Nel ciclismo di oggi le “classiche del nord” sono rimaste gli unici appuntamenti dal sapore così intensamente “antico”, in cui si gareggia, spesso in balìa degli eventi meteorologici, sugli stessi tragitti di allora.

La più antica di tutte è la Liegi-Bastogne-Liegi, nata nel 1892 e per questo conosciuta anche come la “doyenne” (la decana). Organizzata all’inizio come una prova generale della mai realizzata Liegi-Parigi-Liegi, vedrà come vincitore delle prime tre edizioni il belga Leon Houa.

Il percorso, molto movimentato, di circa 260 km, si sviluppa tradizionalmente con andata e ritorno su due tracciati differenti tra Liegi e la cittadina di Bastogne, al confine col Lussemburgo, nelle profonde valli delle Ardenne scavate dal fiume Ourthe e dai suoi affluenti, ed è caratterizzato dalle classiche côtes, i continui strappi disseminati lungo il percorso. La côte più conosciuta è senz’altro quella della Redoute, dove molte volte si è decisa la corsa: una salita di 2,2 chilometri con pendenza media attorno al 7,5% e mostruosi picchi di oltre il 22%. Altre durissime salite sono la côte de Stockeu (11,6% di pendenza media), il Saint Roch (11,2%), l’Haute Levée (lunga 3,4 chilometri), lo Sprimont, la Roche-aux-faucons ( La “Rocca dei falchi” con pendenza media del 10%) e il Saint Nicolas (11%), che rappresenta l’ultima asperità prima di arrivare ad Ans, sobborgo a nord di Liegi dov’è posto il traguardo.

La “Liegi”, dominata dai ciclisti di casa fino a circa la fine degli anni ‘70, è stata recentemente soprannominata “la corsa degli italiani” con un molteplice significato. In primis perché proprio a Liegi e nelle zone circostanti è da tempo presente una delle più grandi comunità di nostri connazionali nel mondo che ogni anno affollano il percorso tingendo col tricolore le colline delle Ardenne. In secondo luogo perché negli ultimi decenni i ciclisti italiani hanno conseguito ben undici dei loro dodici successi complessivi nella storia ultracentenaria della manifestazione, grazie a campioni del calibro di Silvano Contini, Moreno Argentin (tre successi consecutivi e quattro totali), Michele Bartoli, Paolo Bettini, Davide Rebellin e Danilo Di Luca.

Quattro anni dopo la “Liegi” nasce quella che oggi è forse la classica più prestigiosa: la “dure des dures” (la dura delle dure), l’inferno del nord, la regina delle classiche. Insomma, la Parigi-Roubaix. Nata nel 1896, è considerata la più massacrante prova in linea del ciclismo moderno.

Lunga oggi circa 210 km (il percorso lungo per i non professionisti), presenta, soprattutto nella parte finale, dei durissimi tratti in pavé, una tipica pavimentazione del nord Europa realizzata con ciottoli tondi e cubi di porfido assimilabili ai nostrani “sampietrini”. Tale pavimentazione irregolare fa si che le rotture dovute ai sobbalzi, le forature e le cadute siano frequentissime e spesso per vincere ci si deve affidare anche alla fortuna. I tratti in pavé sono disseminati lungo stretti sentieri che attraversano i boschi e che costringono i corridori a disporsi in fila indiana utilizzando spesso le sottili strisce sterrate ai lati della pavimentazione al fine di evitare i sobbalzi.

L’arrivo è storicamente posto all’interno del velodromo di Roubaix, utilizzato in occasione della prima edizione della manifestazione, voluta da Théodore Vienne, un industriale tessile nativo della cittadina francese, proprio per inaugurare l’impianto.

Il segmento più famoso è senza ombra di dubbio quello che passa dalla foresta di Aremberg: un interminabile rettilineo di due chilometri e quattrocento metri in cui si viaggia in fila su un fondo durissimo tra due ali sterminate di folla.

Altri due tratti a cinque stelle di difficoltà sono il “Mons en Pévèle” e soprattutto il “Carrefour de l’Arbre”, dove spesso si decide la corsa. L’Aremberg, scoperto dal ciclista francese Jean Stablinski nel 1967, è comunque il tratto più significativo, difficile e celebre della prova, che non fu percorso solo nel 2005 a causa di lavori di restauro.

Insomma, due prove proibitive, faticose, difficili... da affrontare con grinta e coraggio e con la sicurezza dello staff Bike Division! Info e preventivo gratuito su www.classichedelnord.it

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